Gino e Noemi, o la conferma del peggio

Post del 24 maggio 2009, dopo la visione di questo video.

Per chi avesse dimenticato di cosa si tratta, questa pagina vi ricorda quanto tempo è passato.

Io non lo so chi è questo gino. Magari l’ultimo dei camorristi, magari il peggiore dei peggiori con cui, conoscendolo davvero, non avrei niente da spartire. Ma magari no. L’inchiesta e la videointervista di oggi sembrano, purtroppo, veritiere e gran parte della credibilità di ciò che viene detto deriva da come appare questo ragazzo. Veramente una testimonianza diretta, chiara, semplice, ma soprattutto carica di quella modestia e di quella tranquillità che non fanno nascere alcun sospetto di uno scoop cercato e voluto.

Il racconto di oggi mi ha dato una grande malinconia: se le cose stanno come si dice, altro che ciarpame senza pudore al servizio dell’imperatore. Si incrociano, infatti, da un lato la tristezza per un ragazzo semplice, un ragazzo del popolo come egli stesso si definisce, che vede allontanarsi un’altra ragazza semplice, “con i valori”, che vuole inseguire un mondo dorato e mente al ragazzo che la ama per poter ottenere quello che vuole. Dall’altro lato, un vortice, un melassa appiccicosa che risucchia questa ragazza, nella quale laidi settantenni si vedono a cena per commentare tette e culi. La parte più triste del racconto è, secondo me, la vacanza di Capodanno in Sardegna da papi. Trenta-quaranta ragazze portate all’ammasso con un uomo che si imbottisce di viagra nei paraggi, che per otto giorni stanno lì a ridere e scherzare nella speranza che qualcuno le faccia andare in televisione. Mi ha dato proprio l’idea delle vittime sacrificali. E soprattutto mi si è stretto il cuore a pensare a questo mio coetaneo o poco più che sapeva ma non voleva sapere, che telefonava e non riceveva risposta, e che alla fine ha lasciato la sua ragazza per disperazione.

Io non sono moralista. I tetti e i culi piacciono a tutti, e spero che di questo non me ne abbiano le ragazze e le femministe. E’ solo un modo per dire che qui il problema è un altro: il problema è un Paese lobotomizzato, una classe politica allo sbando e la totale assenza di contromisure per fermare il declino.

Io non ho nessuna invidia per sistemi anglosassoni nei quali basta una babysitter non in regola per andare a casa. Non ho nessuna invidia perché odio l’antipolitica e perché penso che dietro questo si celino comunque corruzione e inciuci di altro tipo. Ma soprattutto non ne ho invidia perché penso che un Paese gli anticorpi ce li debba avere di suo, che le reazioni dovrebbero essere molto più sentite e “popolari”, che non bisogna aspettare che qualche Giurì tiri le orecchie al politico di turno.

Io penso che il primo passo sarebbe non avere niente a che fare con questa gente. Io penso che sia ora di smetterla con le riforme, la retorica dell’unità nazionale, i valori condivisi e la corsa piagnucolante e bipartisan per questa o quella tragedia. Diciamolo chiaramente, se vogliamo di sperare di cambiare qualcosa, che noi siamo opposizione, noi condanniamo questo modo di fare, noi abbiamo un’idea diversa. E con noi intendo tutti quelli che non la pensano come il pensiero unico impone. Ci vuole alternativa, non alternanza, ma soprattutto ci vuole la capacità di stare in un campo da gioco che è diverso da quello fatto di televisione e inutili annunci.

Il Paese ha bisogno di respirare, e questo continuo consociativismo di cui troppe volte la sinistra si è beata deve finire.

Io odio anche il pietismo per cui una certa sinistra penserà di parteggiare per gino solo perché ha detto di essere un operaio a 1000 euro al mese e di voler bene alla sua attuale ragazza, che è una ragazza del popolo come lui. Lo odio perché mentre si fa questo, in realtà ci se ne sbatte di quello che veramente bisognerebbe fare per stare dalla parte delle persone come gino e soprattutto non ci si chiede perché tanti come gino stanno dalla parte di quel mondo che gli ha portato via il suo precedente amore. Io credo che bisogna ripartire da gino per prendere una posizione di parte, per smetterla anche qui con l’equidistanza e con la convinzione che per fare il ben e di gino bisogna fare anche il bene degli amici dell’imperatore.

Servirebbe del segnale della riscossa, ma ho paura che non ci sia nessuno in grado di suonarlo e che, e questo è anche peggio, sarebbero in pochi a raccogliere la sfida.

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