Noi il vostro arretrato non lo smaltiamo!

Brutte notizie dalla Camera per i futuri tirocinanti negli uffici giudiziari.

Nel corso dell’esame della legge di conversione del cosiddetto “decreto del fare”, le Commissioni Affari costituzionali e Bilancio hanno scartato le proposte avanzate da Voglio restare per migliorare l’articolo sui tirocini per i laureati in giurisprudenza.

Questa possibilità era stata inserita dal Governo nel capitolo sulla giustizia civile, come strumento per accelerare i tempi nell’esame delle cause da parte dei tribunali. Per i tirocinanti, lo stage permette di accedere direttamente al concorso in magistratura e di ottenere uno “sconto” sul periodo di pratica forense.

Avevamo chiesto ai deputati delle commissioni Affari costituzionali, Giustizia e Bilancio della Camera di introdurre due modifiche:

1. prevedere un compenso obligatorio per i tirocinanti, dal momento che la questione dei compensi era rinviata a una convenzione che avrebbe dovuto essere conclusa ufficio per ufficio con dei finanziatori terzi;

2. permettere ai laureandi in giurisprudenza di anticipare l’inizio dello stage durante il quinto anno di studi, per accelerare i tempi nella preparazione ai concorsi.

La Commissione giustizia, nel suo parere, aveva sottolineato come il contributo dei tirocinanti sia molto positivo sullo smaltimento degli arretrati, negli uffici che già sperimentano esperienze di questo tipo (in particolare, Firenze e Milano).

Per quanto riguarda la nostra prima proposta, la presidentessa della commissione, Donatella Ferranti (PD), aveva presentato a nome della maggioranza un emendamento (73.14) in cui si prevedeva un rimborso spese, conformemente al cosiddetto piano lavoro o “piano giovani” attualmente all’esame del Parlamento. Altri deputati, di maggioranza e di opposizione, avevano presentato proposte che andavano nel senso da noi auspicato.

Per quanto riguarda la nostra seconda proposta, la maggioranza non aveva ritenuto di permettere l’anticipo al quarto anno, ma altri deputati avevano presentato emendamenti in tal senso.

Beh, non se ne fa nulla. Durante l’esame delle commissioni referenti, Affari costituzionali e Bilancio, queste proposte sono state affossate (p. 7). Persino l’emendamento della maggioranza è stato accantonato. Quando si tratta del lavoro dei giovani, questa maggioranza non è credibile neanche rispetto a se stessa.

Come se non bastasse, le commissioni hanno adottato un emendamento che va in senso opposto alla nostra proposta di anticipo, permettendo di accedere ai tirocini fino all’età di trent’anni – e non più di vent’otto (emendamento 73.77). Su questo punto, la maggioranza di governo non ha avuto alcuna difficoltà ad allinearsi persino su una proposta del Movimento 5 stelle.

Morale della favola: in Italia, se hai trent’anni, puoi andare a lavorare gratis nei tribunali, rischiando di farti dare dello “sfigato” da qualche viceministro. In altri paesi, alla stessa età, si è già magistrati di ruolo da quattro cinque anni, con incarichi e responsabilità importanti.

Questa vicenda dimostra che, a parole, tutti sono “per i giovani”. Nei fatti, quando si è confrontati alle difficoltà di bilancio, i soldi non si trovano mai. Le considerazioni ragioneristiche prevalgono sulla necessità di dare slancio ai giovani laureati, proiettarli nella vita attiva, invece di accalappiarli con la promessa di accedere a un concorso che forse non supereranno mai.

Lavorare gratis nei tribunali? No grazie. Noi il vostro arretrato non lo smaltiamo.

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