Tirocini per laureati in giurisprudenza: presentati gli emendamenti

Alla Camera sta entrando nel vivo l’esame del decreto legge n. 69/2013 recante disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia, meglio conosciuto come “Decreto del fare”, che dovrà essere convertito in legge dal Parlamento entro il 20 agosto prossimo.

Tra le numerose disposizioni di questo testo, alcune sono dedicate alla giustizia civile, e prevedono in particolare alcune misure organizzative per migliorarne il funzionamento. Tra di esse, sono previsti in particolare dei tirocini per laureati in giurisprudenza, che potranno svolgere un periodo di formazione di diciotto mesi presso gli uffici giudiziari, assistendo i magistrati nello studio e nella preparazione dei fascicoli. Nella versione presentata dal governo, il decreto prevede, inoltre, i requisiti per accedere al programma di tirocini (massimo 28 anni di età, voto di laurea non inferiore a 102/110) e le modalità di svolgimento dello stage: i tirocinanti hanno accesso ai fascicoli processuali, possono avere altre attività in parallelo, purché compatibili, e non hanno diritto ad alcun compenso. Inoltre, il positivo svolgimento del tirocinio permette di accedere direttamente al concorso in magistratura, per il quale, dal 2007, è ormai necessario essere in possesso di un altro titolo (iscrizione all’ordine degli avvocati, dottorato, scuola di specializzazione delle professioni legali).

Pur condividendo l’importanza per i laureati in giurisprudenza di mettere in pratica quanto appreso all’università, pensiamo che il decreto debba essere modificato su due punti. Per questo abbiamo scritto ai deputati delle commissioni Affari costituzionali, Giustizia e Bilancio della Camera, presentando queste due richieste.

1. E’ inaccettabile che alcun compenso sia previsto per legge per coloro che parteciperanno ai tirocini. Per l’ennesima volta, siamo costretti a constatare che la remunerazione per il lavoro svolto dai giovani è una variabile del tutto irrilevante. Si carica sulle spalle dei capi degli uffici la responsabilità di trovare le risorse attraverso delle convenzioni: ciò rischia di creare degli squilibri tra tirocinanti delle diverse città, che verranno retribuiti in tempi, modalità e forme diverse da ufficio a ufficio.

Inoltre, anche nel parere emesso dalla Commissione Giustizia  della Camera viene riconosciuto che i tirocinanti potranno portare un contributo positivo allo smaltimento dell’arretrato e in generale al funzionamento del sistema giudiziario. Siamo pronti a dare il nostro contributo al miglior funzionamento del servizio pubblico della giustizia, affossato da un pesantissimo arretrato.
Non siamo disposti a farlo gratis. Anche la commissione giustizia, nel suo parere, ha affermato che è “da valutare l’opportunità di prevedere a favore dei tirocinanti la corresponsione di una indennità, in quanto la gratuità del tirocinio rischia di essere disincentivante per i giovani. É importante infatti assicurare un riconoscimento economico al tirocinio formativo, come previsto per analoghe forme di formazione finalizzata a professioni qualificate che vengono retribuite, corrispondente almeno ad un rimborso delle spese, così da consentire anche ai meno abbienti di farne ricorso”.

Chiediamo quindi che l’obbligo di un compenso, e i fondi necessari per finanziarlo, siano previsti nel corso della conversione del decreto legge.

2. E’ del tutto insensato che al programma di tirocini non si possa accedere prima della laurea. Ciò vuol dire ignorare la grande perdita di tempo cui sono sottoposti i laureati in giurisprudenza, che devono affrontare mesi e mesi di pratica o di scuola di specializzazione delle professioni legali prima di poter accedere a un concorso.

Chiediamo dunque di modificare il testo per prevedere la possibilità di accedere ai tirocini sin dal quarto anno di università, come già accade in altri percorsi di laurea. Questo permetterà ai laureati di iscriversi ai concorsi a pochi mesi dal conseguimento del titolo ed eviterà loro un’attesa inutile e frustrante.

Deputati di maggioranza e opposizione hanno presentato emendamenti che vanno nel senso da noi auspicato. La maggioranza di governo (relatore Donatella Ferranti) intende modificare il testo per allungare la durata massima del tirocinio e l’età massima per accedervi, ma non ha ritenuto per il momento di accogliere la nostra seconda proposta. Invitiamo comunque tutti a votare gli emendamenti presentati da altri parlamentari in tal senso.

Continueremo quindi a seguire l’iter parlamentare e ci aspettiamo che i parlamentari, che troppo spesso invocano la cosiddetta “emergenza giovanile” senza prendere i provvedimenti davvero necessari alla nostra generazione, votino gli emendamenti che vanno nel senso da noi auspicato. Ci auguriamo che questa modifica non venga impedita da un voto di fiducia che, per l’ennesima volta, impedirebbe l’esame di questioni importanti da parte del Parlamento in nome dell'”urgenza”.

L’approvazione di queste modifiche sarà un primo passo per migliorare la situazione dei laureati in giurisprudenza. Molto resta da fare per garantire a tutti i laureati un percorso all’altezza degli studi intrapresi. Moltissimo resta da fare per cambiare profondamente la condizione giovanile nel nostro paese. Noi non ci arrendiamo.

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