C’è vita nel PD (almeno sulla riforma dell’università)!

Post dell’8 ottobre 2010

Miracolo! Per una volta, il PD ha dato un segno di vita su un tema di grande importanza, nonché di grande attualità anche se nessuno ne parla: ha mandato una mail. Non è ironia, giuro, è una cosa che mi ha davvero colpito positivamente. Nei vari gruppi facebook creati in questi giorni per costruire la protesta contro il ddl Gelmini è girato un messaggio in cui si invitava a mandare mail ai capogruppi dell’opposizione alla Camera per sollecitarli a prestare la dovuta attenzione al progetto che dovrebbe essere, più o meno a breve, approvato dal Parlamento. Diligentemente, ma pensando che questo tipo di dimostrazione è spesso ignorato dai suoi destinatari, ho copiato e incollato il messaggio (IL FUTURO DEL SAPERE NON SI DECIDE A COLPI D’ASCIA.UNA RIFORMA SI DISCUTE, NON SI IMPONE!) e l’ho inviato agli indirizzi che venivano suggeriti. Una nota curiosa, per dimostrare come l’opinione pubblica, almeno quella più sensibile e attenta, sia spesso più avanti della rappresentazione della politica che si dà sui giornali e in tv: tra gli indirizzi figurava anche quello dell’onorevole Bocchino, capogruppo dei deputati dei finiani di Futuro e Libertà. E oggi, sorpresa delle sorprese: aprendo la mail, trovo una risposta dalla redazione del partito democratico, inviata in copia al responsabile università e ricerca del PD, con lo stesso oggetto del messaggio che molte persone come me avevano inviato all’indirizzo del partito. Nel testo, una dettagliata risposta che per la positiva meraviglia che ha destato in me merita di essere riprodotta più in basso.

Dobbiamo essere ridotti proprio male, se basta così poco per farci pensare che gli unici rappresentanti del centrosinistra che sono rimasti in Parlamento meritino ancora un briciolo della nostra fiducia e siano quanto meno consapevoli di quello che succede sotto al loro naso e che gli elettori di quello schieramento chiedono loro di bloccare. I deputati del PD non sono lì grazie al mio voto, che è stato annientato da quella che ritengo un’iniqua soglia di sbarramento, ma credo che vada dato loro atto di un’attenzione particolare che non è sempre dato riscontrare nella politica, spesso persa a parlare di primarie e linea del partito. C’è da sperare che questi flebili segnali si traducano in ulteriori passi avanti e non si fermino di qui a poco, come nelle più classiche manifestazioni di tafazismo della sinistra italiana.

Il futuro del sapere non si decide a colpi d’ascia. Una riforma si discute, non si impone!

Da:

redazione <redazione></redazione>

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A: redazione@partitodemocratico.it

Cc: m.meloni@partitodemocratico.it

Carissimi,

il Gruppo del Partito Democratico alla Camera ha ottenuto di affrontare la discussione del DDL Gelmini in tempi ordinari: la discussione in Aula dunque è programmata per il 14 ottobre, e successivamente dovrebbe proseguire dopo la sessione di bilancio. Abbiamo impedito un’accelerazione irragionevole dei tempi, che avrebbe impedito qualsiasi spazio di confronto. Ora, di fronte a una pressione assai intensa, stiamo mantenendo ferma la nostra posizione: chiediamo di entrare nel merito delle nostre proposte, per cambiare radicalmente un provvedimento che, così com’è, è profondamente sbagliato. Una legge inutile e dannosa, che non risolve alcuno dei problemi dell’università italiana, ma è utile soltanto a rendere stabili i tagli delle risorse e a ridimensionare il sistema universitario italiano. Il contrario di quello che serve al Paese.

Di fronte alle minacce di ulteriori accelerazioni dei lavori parlamentari oggi il capogruppo Franceschini ha confermato che riteniamo importante l’approvazione di una riforma dell’università, ma che l’attuale proposta del governo è profondamente sbagliata, ponendo le condizioni perché la discussione in Aula si tenga anche durante l’esame della legge di bilancio.

Si tratta di 5 punti centrali, contenuti nei nostri emendamenti, che vi riassumo:

1) l’abolizione dei tagli degli ultimi due anni, pari a un miliardo e 355 milioni di euro, dando invece all’universita’ piu’ risorse per raggiungere in 10 anni la media OCSE; 2) la predisposizione, per gli studenti meritevoli e privi di mezzi, di adeguate borse di studio; 3) per quanto concerne la carriera docente, no al precariato con il contratto unico formativo di ricerca ma si’ a norme affinche’ si arrivi in cattedra in 6 anni (tenure track “vero”, con la programmazione delle risorse già all’attivazione del primo contratto triennale); 4) un piano straordinario, con selezione, per portare in 6 anni i 15.000 ricercatori, strutturati e precari, nel ruolo di professore; 5) l’adeguamento dell’eta’ pensionabile dei docenti alla media europea, con sblocco del turn-over e utilizzo di tutte le risorse liberate per nuovi professori e nuovi ricercatori con contratto tenure track.

Vi allego anche il documento più esteso con l’insieme delle nostre proposte presentate alla Camera, che costituiscono, per il PD, la base per fare di questo provvedimento un fattore di miglioramento del sistema universitario e di investimento nella ricerca e nel sapere, rovesciando la logica fin qui perseguita dal governo.

Saluti carissimi,

Marco Meloni

Responsabile Università e Ricerca Partito Democratico

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