Contro gli eroi (del momento)

Post del 5 agosto 2010

Premessa: a me Nichi Vendola piace, da diversi anni credo rappresenti davvero la radicalità dei principi della sinistra in grado di farsi azione concreta e di rappresentare scelte importanti. A me Gianfranco Fini non piace, non è mai piaciuto e continuerà a non piacere perché credo sia un triste connubio di principi fasciteggianti e sciatteria politica e umana.

Pero’ temo ci sia qualcosa che li unisce in queste fasi confuse della sedicesima legislatura della nostra sventurata Repubblica.

Innanzitutto, entrambi sono accolti con giubilo dalla vera vittima del sistema politico italiano: il popolo della sinistra che, abbandonato nelle mani dei pavidi dirigenti del pd, è alla disperata ricerca di un papa straneiro. Fini e Vendola non potranno assolvere le stesse funzioni di fronte a questo popolo spaesato, ma vuoi mettere la poesia del governatore pugliese o l’aplomb istituzionale del presidente della camera di fronte ai “ma ragassi” del segretario Bersani o alle prediche da parroco di campagna dello sventurato Franceschini? La passione per Vendola sembra abbastanza chiara da giustificare: l’antica base del PCI, frustrata dai trasformismi del partito negli ultimi vent’anni, vede in un figlio di quella tradizione, che non ne ha pero’ ereditato gli aspetti dogmatici e pre-89, la salvezza di fronte alla desolazione di compagni che sbagliano e si attovagliano con ex-democristiani alla Fioroni. La tifoseria per Fini è invece piu’ ardua da decriptare: si tratta pur sempre di un figlio della tradizione missina, delfino di Almirante, tranquillamente etichettato come postfascista quando si parla di lui sulla stampa del resto dell’Europa.

Eppure. Eppure questa sinistra è abituata da anni a vivere contro, contro un sistema culturale che porta la firma del presidente del consiglio, che ha fatto del nostro paese un Berlusconistan: è quindi diventata una sinistra legalitaria, perché di fronte ha una massa di corrotti e corruttori, moralista, perché di fronte ha una massa di puttanieri, veline in parlamento e tette al vento, filoamericana, da quando i paradossi della storia hanno reso Mosca uno dei migliori soci in affari di uno degli uomini più ricchi del pianeta (Berlusconi, sempre lui), una sinistra che ha inserito nel proprio DNA molti tratti tipici del pensiero liberale, dovendo fronteggiare un editore potente, libero di fare il bello e cattivo tempo sull’intero sistema d’informazione. E per sinistra qui non si intendono i partiti, ma tutti gli intellettuali, giornali, movimenti d’opinione e semplici elettori che a quel mondo fanno riferimento. Questo mondo, pero’, sembra arrivato a un punto di svolta: sia a sinistra sia a destra si inizia a pensare che Berlusconi non sarà più la figura egemone che ha rappresentato negli ultimi anni, la sua figura è in declino, sta invecchiando, ha perso parte della spinta propulsiva che caratterizzava la sua discesa in campo.

Ma la sinistra ha già individuato il nuovo “nemico” da fronteggiare: si chiama Lega nord, che negli ultimi anni ha acquisito un peso sempre più grande nella scena politica. Non più movimento regionale, ma partito di governo nelle stanze del potere romano. E la sinistra ha già acquisito le nuove parole d’ordine per fronteggiare questo nemico: difende l’unità nazionale, che non ha mai costituito un suo valore di riferimento – e i calciatori che pensano di destinare i proventi, mai arrivati, del Mondiale ai 150 dell’unità d’Italia diventano subito dei compagni, si arrocca su delle posizioni minimaliste sull’immigrazione e la sicurezza, per evitare ronde e rigurgiti di razzismo più estremi, cerca di guadagnare terreno al Nord, dove è sempre stata minoritaria, strizzando un occhio a piccole imprese e evasori fiscali. E quale alleato migliore di Gianfranco Fini, che sogna una destra europea, neogollista, diciamo normale, piuttosto che rimanere schiacciati sulla destra da bordello di Berlusconi e la destra xenofoba di Bossi? In pratica, Fini è diventato un alleato della sinistra nella ricerca di una destra normale quando, se questa destra normale esistesse veramente, Fini sarebbe il principale avversario di Bersani e co.

Tanto per capirci, Fini non è di sinistra: il problema è che ormai tutto quello che non è Berlusconi e non è Lega è assimilato alla sinistra, tanto quest’ultima è priva di suoi propri ideali ai quali aderire se ci si vuole definire “di sinistra”.

Il problema è che, in tutto cio’, Fini, come Vendola, non è in grado di dominare la partita, mentre tutti e due sono convinti di farlo: una sfida tra i due sarebbe molto interessante, ma purtroppo lo scenario piu’ esaltante che puo’ emergere ora sono le elezioni a novembre tra Berlusconi e Bersani e una vittoria (ancora una volta) della destra, rafforzata per essersi liberata dai finiani. Con questa legge elettorale, infatti, basta avere un voto piu’ degli altri per avere la maggioranza assoluta alla Camera, e temo che anche in questo caso il signor B. non avrebbe difficoltà a superare gli scalcagnati compagni democratici. Vendola ha fatto un errore fondamentale, che lo riduce a essere uno come tanti altri: proponendo la sua candidatura alle primarie, ha offuscato la sua azione quotidiana in Puglia e ci ha di nuovo trascinato in appassionanti discussioni tipo: primarie si’ primarie no, con chi e quando, vengo anch’io no tu no, qual è la posizione della corrente di Ignazio Marino, cosa pensa il vice responsabile nazionale delle politiche giovanili (non so neanche chi sia e se esiste) della situazione, quanto ci sta simpatico un poeta omosessuale e via sondaggiando. Lui sostiene di aver evitato il dossieraggio che sarebbe stato messo in atto per farlo fuori, io credo che cosi’ abbia solo ingenerato un processo negativo nella sinistra, quello che è piu’ criticato dai suoi elettori: non fare altro che parlarsi addosso.

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