La nomina di un importante magistrato spiegata a un’architetta

Post del 15 luglio 2010, dopo questa notizia, per spiegare quest’altra

La lettura dei giornali di questi giorni risulta piuttosto complicata per chi non conosce certi meccanismi, anche procedurali, che invece sono ben noti alle varie cricche e combriccole che vogliono inserirsi in alcuni processi decisionali considerati importanti per la buona riuscita dei propri propositi occulti e affaristici. E’ il caso della nomina del presidente della Corte d’Appello di Milano, che costitutisce uno degli episodi riportati nelle cronache relative alle indagini sulla cosidetta P3, che hanno condotto per ora all’arresto di tre persone e alle dimissioni di un sottosegretario all’economia (!) in odore di camorra (!!!). Come inizio non c’è male.

Capire come questo gruppo di persone si sia inserito nella nomina di un importante magistrato, chiamato a dirigere l’ufficio dove dovranno essere celebrati importanti processi contro il presidente del consiglio, non è affatto semplice : me ne sono accorto parlando al telefono con Giulia, che studia architettura ed è assolutamente allergica a tutto cio’ che anche da lontano assomiglia alla logica giuridica e alle nozioni di diritto. Ieri sera le ho infati detto che le nomine per gli incarichi direttivi nella magistratura (presidente di tribunale, cioé capo dei magistrati incaricati di giudicare nei processi, procuratore, cioè capo dei magistrati che si occupano di sostenere l’accusa nei processi, omologhi rispettivi in corte d’appello, cioé nel secondo grado di giudizio, e in cassazione, terzo e ultimo grado di giudizio) sono decise dal Consiglio superiore della magistratura, organo di « autogoverno » dei magistrati composto per due terzi da magistrati (i cosiddetti « togati »), per un terzo da membri eletti dal parlamento (i membri « laici »), oltre che dal presidente della cassazione, il procuratore generale della cassazione e il presidente della repubblica che ne è anche il presidente. Come tutte le pratiche esaminate dal CSM nel suo plenum, che comprende tutti e 27 i membri, anche la nomina di un magistrato a un incarico direttivo é esaminata da una commissione (al CSM ce ne sono dieci) formata da sei consiglieri: in questo caso è la V , che si occupa del conferimento degli uffici direttivi. Come tutti sanno, la magistratura è divisa nelle vituperate correnti, che sono quattro. Partendo da destra : Magistratura Indipendente (MI, che al CSM ha 3 rappresentanti), Unità per la Costituzione (Unicost, la corrente maggioritaria con 6 consiglieri), Movimenti, che esprimono 3 consiglieri e Magistratura Democratica (MD, 4 seggi nel plenum). Per quanto riguarda i laici, sono nominati dal parlamento con un voto che richiede l’accordo della maggioranza e dell’opposizione : per questo motivo, gli otto posti disponibili vengono spartiti secondo gli equilibri politici presenti al momento dell’elezione. Siccome questo CSM è entrato in carica poco dopo le elezioni vinte per un soffio da Prodi nel 2006, 5 consiglieri sono stati espressi dal centrosinistra (3 dal PD, tra cui il vicepresidente Mancino, 1 dai comunisti italiani e 1 da rifondazione comunista) e 3 dal centrodestra (2 PdL, all’epoca uno per Forza Italia e uno per AN, e 1 UdC).

Ma veniamo alla nomina del nostro magistrato. La V commissione svolge il suo lavoro, che consiste a esaminare i titoli dei magistrati, ascoltare una loro audizione nella quale presentano una specie di programma di organizzazione dell’ufficio che vorrebbero dirigere, valutare il peso delle diverse candidature, e poi si esprime con un voto su una proposta che è trasmessa al plenum perché prenda la decisione finale. Per la Corte d’appello di Milano, la commissione si è dovuta esprimere tra Alfonso Marra, presidente della corte d’appello di Brescia da agosto 2008, e Renato Rordorf, giudice di Cassazione ed ex membro della CONSOB, l’autorità indipendente che vigila sulle società quotate in borsa. La composizione della commissione rispecchia gli equilibri del plenum: c’è un esponente del centro sinistra (Letizia Vacca, ex preside di giurisprudenza di Roma 3 indicata dal partito di Diliberto), uno del centro destra (Michele Saponara, avvocato pidiellino di provenienza Forza Italia) e un magistrato per corrente (Ciro Riviezzo dei Movimenti, che presiede la Commissione, Livio Pepino di MD, Cosimo Ferri per MI e Roberto Carrelli Palombi per Unicost). In questa prima fase, votano per Marra il laico di centrodestra Saponara e i due togati più moderati, Ferri e Carrelli Palombi.

I fattacci riportati dai giornali si inseriscono tra il primo e il secondo tempo di questo procedimento decisionale. Ci sono due tendenze opposte da segnalare: da un lato, se proiettiamo i voti di commissione sugli schieramenti in plenum, otteniamo una perfetta parità (12 voti sommando da una parte MD, Movimenti e laici di CS e dall’altra Unicost, MI e laici di CD); siccome il Presidente della Repubblica non partecipa alle votazioni, i voti dei presidenti della Cassazione diventano determinanti. Al contrario, la votazione finale rivelerà che alcuni consiglieri appartenenti ai gruppi che in commissione hanno votato per Marra dimostreranno la loro contrarietà a questa nomina. Ed è qui che la P 3 si mette in moto, facendo leva su dei personaggi che a prima vista dovrebbero sembrare blindati nel loro sostegno a Rordorf. Le intercettazioni (benedette intercettazioni) rilevano il peggio: per ottenere la nomina del loro candidato, questi loschi figuri si servono di un consigliere indicato dal partito democratico, l’avvocato di Reggio Emilia Celestina Tinelli, che si intrattiene al telefono con il signor Lombardi, ora in custodia cautelare (!), per garantirgli che voterà per Marra (!!) e che cercherà di trovare gli altri consensi necessari per portare in porto l’operazione (!!!). Dalla telefonata si evince che gli equilibri si sono sparigliati nel momento in cui Giuseppe Berruti, consigliere di Unicost, ha annunciato la sua ferma decisione di votare per Rordorf. Manca quindi un voto all’appello, che sarà garantito dalla prode avvocatessa della bassa padana. Ma la questione assume delle proporzioni ancora piu’ gravi quando i nostri eroi entrano in contatto direttamente con il Presidente della Cassazione Vincenzo Carbone, il magistrato piu’ importante del paese, quello che ha lo stipendio sul quale vengono parametrati i compensi di tutti i dirigenti pubblici e che, soprattutto, era il “superiore” di Rordorf in Cassazione e che tutti si aspettavano avrebbe sostenuto la sua candidatura. Sia detto per inciso, Carbone è prossimo alla pensione – il suo successore è già stato nominato – ed é in pole position secondo il Corriere della Sera per sostituire Antonio Catricalà alla Presidenza dell’Antitrust, l’autorità indipendente che vigila sul rispetto delle regole di concorrenza. Con tono decisamente confidenziale, Lombardi si rivolge a Carbone per fare il punto sui voti favore di Marra nonché, en passant, informarsi sulle udienze fissate per decidere dell’arresto del sottosegretario Cosentino: arresto che non verrà mai eseguito in assenza dell’autorizzazione della Camera.

Acquisiti i voti dei due membri di diritto i giochi sembrano fatti, ma alla fine un altro magistrato membro del CSM decide di votare per Rordorf: è Antonio Patrono, membro di Magistratura Indipendente. A questo punto, a favore di Rordorf troviamo almeno un membro di ogni corrente e una parte dei laici di centrosinistra, mentre per Marra si schierano laici e togati di destra. Problema: chi viene in soccorso di Marra, e quindi della P3, per garantire la sua elezione ora che ha perso un altro voto? Risposta: il vicepresidente del CSM Nicola Mancino, che decide di sostenere la candidatura all’ultimo (come riportato martedi’ dal fatto quotidiano: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/13/al-csm-scoppiail-%E2%80%9Cbubbone%E2%80%9Dalfonso-marra/39277/). Risultato: a febbraio il CSM nomina Alfonso Marra presidente della Corte d’Appello di Milano e oggi è costretto ad avviare una pratica di trasferimento per incompatibilità ambientale dopo aver constatato che la sua nomina non è avvenuta in circostanze completamente limpide. I voti della I Commissione, che si occupa di questo tipo di pratiche, sono molto indicativi: votano a favore del trasferimento Fiorella Pilato, di MD e presidente della Commissione, Mario Fresa dei Movimenti, Antonio Patrono di MI e Mauro Volpi, ex preside di giurisprudenza a Perugia indicato da rifondazione comunista, vota contro l’avvocato Anedda, pidiellino di estrazione missina, e si astiene Berruti, la pietra dello scandalo che aveva intralciato la nomina di Marra in un primo momento. Per uno strano caso del destino, i due magistrati che avevano votato per Rordorf in dissenso con il loro gruppo si trovano in questa commissione e non ostacolano il trasferimento. Per fortuna anche il rappresentante del centrosinistra è quello buono e permette al PD di evitare altre figuracce e imbarazzi.

Questa vicenda sembra marginale, anche se l’importanza dell’ufficio in questione non dovrebbe farla sembrare tale, ma racconta delle cose importanti in maniera diversa da come rappresentato generalmente dai giornali e soprattutto dai telegiornali: in primo luogo, appare chiaramente che non sono le correnti il cancro della magistratura. La nomina di Rordorf avrebbe avuto un consenso al di là delle appartenenze, mentre a quella di Marra si è arrivati attraverso l’appoggio dei membri di diritto, che con la spartizione correntizia dei posti alle elezioni del CSM non hanno niente a che vedere, e soprattutto con il passaggio di fronte di due esponenti del partito di centrosinistra “momentaneamente all’opposizione”, come piace dire al suo segretario. Qui è infatti il secondo aspetto importante di questa vicenda: se quella che oggi è un membro del CSM che parla amichevolmente con personaggi di dubbia limpidezza domani dovesse essere sottosegretario alla giustizia di un governo di centrosinistra, se questa è l’idea di buongoverno che ha il PD, allora abbiamo il dovere di dire: no, grazie. Il problema di quel partito non sono tanto i suoi leader, i vari Bersani Fassino D’Alema Veltroni, che ci possono stare più o meno simpatici ed essere più o meno fotogenici: il problema sono questi figuri di cui i leader si circondano, nell’assoluta autorefernzialità della loro azione e incapacità di formare una nuova classe dirigente. Se questa è una forza responsabile, che si vanta di saper fare scelte importanti per il paese, mentre la sua sinistra sarebbe popolata da irresponsabili massimalisti, sinceramente rivogliamo un dittatore sardo e il gvande schevzo di Bertinotti.

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