Scalfari, il ricatto di Marchionne e l’uso improprio del diritto

Post del 2 gennaio 2011

Un mio amico mi ha riferito che, commentando i miei post con un altro comune amico, è venuto fuori un paragone con gli editoriali della domenica di Eugenio Scalfari: altrettanto lunghi, altrettanto noiosi, ma almeno molto più condivisibili. L’idea mi ha divertito e, badando più al contenuto che alla forma, posso ritenermi decisamente lusingato. Per l’inizio di questo nuovo anno, ho provato a essere un po’ più sintetico, scrivendo a Repubblica una breve osservazione sull’editoriale di Scalfari di stamattina. Non credo sia molto meno noioso del solito, ma è già un passo avanti. Buon anno a tutti.

 

Dalla lettura dei giornali appare spesso l’utilizzo di termini e ragionamenti giuridici in modo improprio, usati per conferire forza al discorso, ma che si rivelano delle vere e proprie inesattezze, se non falsità. Il diritto si presta più di altre discipline a usi approssimativi e strumentalizzazioni, mentre nessuno si sognerebbe di fare riferimenti grossolani alle regole, per esempio, della fisica. Da studente di giurisprudenza, che difende l’Università pubblica per quel (poco) che gli ha insegnato, mi sento di segnalare un passaggio dell’editoriale di oggi di Eugenio Scalfari che, parlando della Fiat, scrive: “Noi pensiamo che si tratti di un’alternativa e non di un ricatto. Il ricatto e’ un reato che, come tutti i reati, contiene un elemento di dolo. Se non c’è dolo, si tratta appunto di alternativa. Marchionne agisce e propone in stato di necessità, quindi il dolo è escluso”. Tre osservazioni: il ricatto in quanto tale non costituisce reato, non essendo previsto dal codice penale o da leggi speciali. La presenza del dolo non caratterizza in quanto tale l’esistenza di un reato, dal momento che sono previste numerosi ipotesi di reati colposi, dove il dolo non sussiste. Infine, lo stato di necessità (ammesso che di stato di necessità si tratti) non esclude il dolo ma costituisce una causa di giustificazione: si può’ agire con dolo, ma non essere responsabili del reato per eccezione all’ipotesi generale. Ragionando così, ci dovremmo soltanto aspettare che qualche anima bella si alzi per chiedere perché, denunciando un ricatto, i sindacalisti della Fiom non siano corsi in procura a denunciarlo.

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